La famea

Murale dipinto da Miraldo Beghini nel 1981 e rifatto nel 2009

Miraldo Beghini, nato il 27 giugno 1942 a Vicenza, é una delle figure più significative e versatili tra quelle ancora attive nel panorama dell’arte contemporanea veneta, esprimendosi con varie tecniche nell’ambito della pittura, dell’incisione, della scultura, della ceramica artistica e dell’affresco.

Non ancora ventenne cominciò a viaggiare per incontrare pittori già maturi ed affermati e seguire corsi con maestri come il pittore espressionista austriaco Oskar Kokoschka. Sarà poi allievo e collaboratore di Emilio Vedova. Durante gli studi Beghini apprende le tecniche e la poetica di varie correnti artistiche ma preferisce articolare un’espressione artistica propria, modificando e ampliando anch’essa nel tempo, seguendo la propria sensibilità; negli ultimi anni indirizzerà le proprie opere alla pittura astratta.

In questo murale Miraldo Beghini ci presenta la famiglia di contadini di Vettor de Mosè, durante una giornata di festa.
Questo è l’unico murale di Cibiana in cui viene ritratta la famiglia al completo, in altre opere sono presentati coniugi o padri e figli ritratti assieme al lavoro, intenti in qualche attività, mai mentre si riposano.

I componenti indossano gli abiti della domenica, pronti per una foto ricordo. Per ciascuno di loro viene proposto un ritratto, eseguito con pochi e precisi tratti ma senza particolare espressione né emozione, come fossero elementi del paesaggio e non i protagonisti della situazione, in una perfetta e serena integrazione con il loro mondo.

La giornata è dedicata al riposo, ma al loro fianco vediamo gli attrezzi da lavoro, che oggi non saranno toccati. Tra di essi si nota l’immancabile cesta, che vedremo riprodotta anche in altri murales; tale strumento era così importante per la famiglia che nella dote delle spose non ne sarebbe mai mancata una.

Sul lato destro sono rappresentati i frutti del lavoro, per i quali si sostengono le fatiche negli altri giorni e che assicurano alla famiglia anche la tranquillità della giornata odierna.
Di scorcio sono dipinte le case del paese e, se lasciamo il murale alle nostre spalle, notiamo che le case che ci circondano hanno le medesime caratteristiche di quelle del dipinto.

Questo ci consente di vivere il murale come un arricchimento della passeggiata lungo la strada del paese, nel suggestivo passaggio tra la piazza di Masariè e il sottoportico che ci porta al Taula dei Bos.

Così il dipinto diventa parte integrante della nostra realtà, non limitandosi ad espandere lo spazio del nostro campo visivo ma infrangendo anche la barriera del tempo che ci separa dai componenti della famiglia ritratta, che ci appaiono così come persone che incontriamo realmente.

Soffermandoci sulla firma dell’autore vediamo riprodotte due date: 1981 e 2009.

Beghini dipinse il murale nel 1981 ma poiché esso si stava deteriorando, nel 2009 preferì rifarlo completamente, piuttosto che lasciarlo in mano a restauratori che avrebbero potuto rimaneggiarlo.

Se confrontiamo un’immagine della prima versione con l’attuale, ci accorgiamo che nel rifacimento Beghini ha voluto rafforzare il messaggio di serenità che il murale vuole trasmettere, con l’utilizzo di colori meno decisi e ammorbidendo ombre e chiaroscuro. Questa rivisitazione contribuisce a rafforzare la percezione del dipinto come ampliamento del nostro campo visivo.