L’oselador

Murale di Ernesto Treccani realizzato nel 1985

Ernesto Treccani nacque a Milano nel 1920 e morì nel 2009.

Fu tra le figure più attive dell’arte e della cultura contemporanea. L’amicizia che lo legava a pittori come Renato Guttuso o Luigi Veronesi, a poeti come Vittorio Sereni o Salvatore Quasimodo, è stata emblematica dell’originale rapporto tra parola e immagine che ritroviamo nelle sue opere.

A Cibiana Treccani ci presenta un lavoro su ceramica, tecnica che aveva cominciato ad esplorare fin dalla fine degli anni 40 e a cui si dedicò con assiduità dagli anni 70.

L’opera ci descrive un’attività che difficilmente verrebbe compresa ai nostri giorni, ma che deve essere inquadrata nella necessità di dare alla famiglia il pasto quotidiano.

La caccia era così integrata nella cultura della vallata, che la troviamo descritta anche in un altro murale, a Cibiana di Sotto, dipinto da Paolo Meneghesso nello stesso anno.

La caccia agli uccelli non era un’attività estemporanea, ma era uno dei lavori che impegnava la giornata. Al mattino, all’aurora, prima di andare a lavorare i campi, si preparavano le trappole. Più tardi si sarebbe tornati a recuperare le prede.

Le trappole potevano essere di diversi tipi. C’era la gabbietta con il richiamo di un altro uccello vivo, che scattava e si chiudeva quanto la preda vi fosse entrata, c’erano i cappi preparati tra i rami con crini di cavalli, c’erano i legnetti intrisi di vischio.

Il disegno viene proposto con sapienti tratti essenziali. Treccani era un maestro nel rappresentare la vita contadina e, se non avesse voluto rendere omaggio a Cibiana con lo scorcio sulla Chiesa di San Lorenzo e l’imponente profilo del Sassolungo, questo racconto avrebbe potuto svolgersi in qualsiasi paese d’Italia.