Verbum caro

“et Verbum caro factum est”, il Verbo si fece carne, così il Vangelo di Giovanni ci rappresenta l’incarnazione di Gesù Cristo.

Il murale che ci viene presentato da Riccardo Galuppo tuttavia non si riferisce al dogma cristiano, ma alla tradizione popolare, da esso derivante, le cui origini risalgono all’anno 1000, ossia al canto di questua intonato la vigilia dell’epifania. E’ il periodo più difficile dell’anno per le scorte alimentari e le famiglie in difficoltà chiedono aiuto per superare l’inverno.

Nello scorso secolo, a Cibiana questa tradizione è stata inizialmente mantenuta come festa dei bambini che giravano di casa in casa per racimolare qualche soldino cantando la filastrocca che diceva “in questa casa Iddio conceda la salute a tutti quanti, il guadagno tanti tanti, la fraterna carità”.

Successivamente la tradizione è stata ripresa dall’intera comunità con il canto itinerante lungo le contrade e la conclusione in chiesa, nel giorno dell’Epifania, con la ripetizione dei cori e quindi con il brindisi augurale in sacrestia.

Nel murale Galuppo vuole riportarci all’origine della tradizione, alla richiesta di solidarietà della famiglia in difficoltà che attraversa il paese in un freddo paesaggio invernale. La natura ora non è in grado di offrire sostegno, gli alberi sono spogli e rinsecchiti, la madre e i tre figli hanno freddo ma sperano di essere accolti intorno al fuoco dalla donna che li guarda dal poggiolo.

Riccardo Galuppo fu un pittore padovano scomparso a 82 anni nel 2014. La sua pittura esprime realismo e drammaticità, caratteristiche che contraddistinguono anche il Verbum Caro.
La sua produzione fu molto vasta, nonostante la menomazione alle braccia che lo colpì da ragazzo, a seguito dello scoppio di un ordigno bellico.

Oltre al Verbum caro, a Cibiana dipinse nel 2002 anche il murale “La fusina” che si trova a pochi metri di distanza