Murale dipinto da Gianni Ambrogio nel 1989

Gianni Ambrogio nasce a Treviso il 16 maggio 1928 da genitori calabresi e scompare nel 2016.

E’ stato pittore, scultore e ceramista, nonché punto di riferimento e stimolo per gli artisti locali, aperto al confronto grazie ai frequenti contatti con i più importanti centri culturali nazionali e internazionali.

Ci avviciniamo al murale dipinto a Cibiana tenendo a mente una riflessione del pittore:

L’artista deve esprimere il senso del tempo che vive, ma il messaggio dell’artista non può che essere poetico. La poesia tuttavia non sempre è qualcosa di sereno e idilliaco. Il “paio di scarpe” vecchie e abbandonate di Van Gogh o il “bove squartato” di Rembrandt sono opere di poesia altissima non meno di un paesaggio di Corot o di qualche romantico tramonto. Non ci si deve illudere, l’opera d’arte non dispensa sempre quiete o serenità. Spesso aggredisce e scuote, provoca shock. Rivede e rinnova il modo di porsi davanti al mondo.

Il murale viene eseguito sul muro della casa di una famiglia che ha vissuto l’esperienza dell’emigrazione in Argentina. Per questo motivo viene proposto con due pannelli separati, come lo è stata la vita del gelataio emigrato rispetto a quella della moglie e dei figlioletti che rimangono a casa.

La valle dove sorge Cibiana è stretta e scoscesa, gli inverni sono rigidi e la coltivazione dei terreni non offre la possibilità di raccolti generosi.

Per molti abitanti la speranza di una vita migliore era legata all’emigrazione. Al primo flusso migratorio del 1800 seguì quello successivo alla prima guerra mondiale, e anche dopo la seconda guerra mondiale l’emigrazione purtroppo continuò.

Se per chi emigrava verso paesi europei la prospettiva di un ritorno al paese era concreta, chi si trasferiva oltre oceano sapeva che il rientro sarebbe stato difficile e spesso non si sarebbero più rivisti i familiari rimasti a casa.

Questa è la situazione della famiglia ritratta nel murale. La vita del gelataio appare prospera e serena, ci sono molti clienti, gli affari vanno bene ma la possibilità di un ritorno a casa è lontana.

La porta che divide i due pannelli è come l’oceano che separa i componenti della famiglia.

Per quanto riguarda la tradizione che vede i cibianesi gelatai nel mondo, sottolineiamo che verosimilmente il gelato moderno è nato proprio nel Cadore.

Sicuramente le origini del gelato sono cinesi, infatti è stato portato in Europa da Marco Polo, ma si trattava di un dolce ben diverso da quello che conosciamo, infatti qui da noi è stato reinventato, divenendo morbido e cremoso.

Abbiamo anche il riferimento storico di Italo Marchioni, nato nella vicina Peaio nel 1868, che nel 1903 depositò negli Stati Uniti il brevetto dello stampo per fabbricare i coni del gelato.

Il successo dei gelatai cadorini è riferibile alla qualità della produzione. Il gelato veniva realizzato utilizzando ingredienti naturali e attraverso una lunga lavorazione artigianale, il cui segreto veniva custodito gelosamente da ogni famiglia.

Tra i gelatai di Cibiana ricordiamo la famiglia Olivotti; la foto del loro carrettino con il marchio “gelateria Cadore” è divenuta memorabile.