Murale dipinto da Giovanni Gromo nel 1986

Il murale viene realizzato sulla parete della casa di Piero de Tita Olivotti, uno dei guardiacaccia più stimati nel paese. La caccia rappresentava un importante sostegno alimentare per le famiglie ed il compito del guardiacaccia era quello di salvaguardare la crescita equilibrata della fauna del bosco, proteggendola dalle predazioni dei bracconieri.

Nel dipinto di Giovanni Gromo il guardiacaccia viene rappresentato come emanazione della natura, mentre attraversa il torrente Rite accompagnato dal suo fido cane. La sua presenza è appena percepita in un paesaggio notturno rassicurante, dove la luce della luna è sufficiente a guidarci nei sentieri che attraversano la valle.

Giovanni Gromo nasce a Torino nel 1929 e la sua educazione pittorica matura con la frequentazione dei musei, con particolare attenzione per i maestri del rinascimento, e con l’amicizia con persone di profonda sensibilità, sia umana che culturale che artistica, quali Carlo Levi e Carlo Cattaneo.
Questo lo porta ad elaborare le scene di vita con un linguaggio poetico ma aderente alla realtà.

Di lui Vittorio Sgarbi scrisse: della realtà egli ci restituisce lo spazio e il respiro dell’esistenza, il suo peso di ansie e di consolazione.

Il guardiacaccia è consapevole dell’importanza del suo ruolo e si addentra nel bosco conoscendone le insidie ma con la tranquillità che l’esperienza infonde.

Nel dipinto gli elementi che potrebbero portare a timori nelle uscite notturne sono in primo piano, rappresentati dagli alberi piegati dalla forza del vento e dall’irruenza del torrente che scava le rocce del suo greto, mentre la conoscenza del bosco e dei suoi segreti, la presenza amichevole del cane, l’avvicinarsi alla casa che troverà tra poco lungo il sentiero consentono di vivere con serenità il momento.