Murale dipinto nel 1991 da Gianni Longinotti

Gianni Longinotti è nato a Padova nel 1927 ed è morto nel 2007

Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Emerse fin dagli anni cinquanta all’interno della scena artistica padovana aderendo inizialmente alla corrente neorealista diffusa nell’Italia postbellica con tematiche di denuncia sociale e politica.

Successivamente la produzione si orientò verso tematiche più intimistiche legate alla poetica della memoria, trasferendo nel dipinto immagini provenienti da ricordi intonati alla malinconia, al senso delle cose perdute.

A Cibiana vi era il laboratorio di fotografia della signora Cetta che ad un certo punto della sua vita perse la vista. La capacità narrativa del Longinotti lo esprime inserendo elementi della vita della donna che si riferiscono sia al prima che al dopo della sopraggiunta cecità, quando la donna cominciò a produrre bambole o altri piccoli oggetti artigianali, che le consentivano di sostenere la propria famiglia.

Così possiamo vedere il ritratto della donna con gli occhi vuoti con la testa rivolta al tavolo di lavoro dove Cetta, con la testa oscurata in cui risaltano solo gli occhiali bianchi, sta confezionando un oggetto in una stanza in cui ogni dettaglio ci riporta all’uno o all’altro dei periodi della vita della donna.

Lo stile di Gianni Longinotti si basa essenzialmente su un linguaggio figurativo e i soggetti rientrano in una dimensione reale ma rappresentati in una modalità onirica.

La composizione viene elaborata in uno spazio bidimensionale, dove agiscono eleganti figure femminili in monocròmo bianco e dal plasticismo accentuato.

La peculiarità del murale è che la protagonista del dipinto risulta senza alcun dubbio la donna ritratta nel quadro centrale, che nonostante gli occhi vuoti, sembra l’unica in grado di vedere.
Una curiosità: il pittore ha dipinto un autoritratto accanto alla sua firma, che entra a far parte del quadro come si trattasse di una fotografia appesa al muro del laboratorio, trattenuta dalla mano della donna.