Al squarador

Murale dipinto da Aldo De Vidal nel 1980

Aldo De Vidal nacque a Lorenzago nel 1912 e morì nel 2006.
Autodidatta è considerato uno dei migliori e più veritieri interpreti contemporanei della montagna, dei suoi boschi, degli uomini e degli animali che la abitano.

Durante la guerra e il periodo di resistenza conosce Emilio Vedova, con il quale arricchisce il suo bagaglio tecnico e culturale che lo porta ad ottenere importanti riconoscimenti e partecipazioni a eventi quali la Biennale di Venezia e alla realizzazione di alcuni murales a Mar de Plata, in Argentina.

Nel 1980 è promotore dell’iniziativa dei murales a Cibiana assieme a Vico Calabrò, che ne divenne Direttore Artistico e Osvaldo Da Col, allora Presidente della Pro Loco.

La partecipazione degli artisti alla realizzazione dei murales non fu occasionale, ma derivava da precedenti confronti, collaborazioni, attestati di reciproca stima che permettono all’opera complessiva di esprimersi con sintonia sulle tematiche trattate e sui messaggi trasmessi, arricchita dalle sensibilità e caratteristiche peculiari di ciascun interprete.

De Vidal e Calabrò nel 1970 avevano dato vita al gruppo dei Pittori del “Picchio Verde 70”, in cui figura anche Gina Roma, che a Cibiana dipinse 2 murales (dedicati ai bambini e ai loro giochi), mentre nel 1976 fu realizzata una serie di incisioni intitolata “Omaggio a Tiziano”, cui parteciparono oltre a De Vidal e Calabrò, alcuni artisti che di lì a breve avrebbero dipinto i loro murales a Cibiana: Cesco Magnolato (che dipinse La poiata nel 1982), Walter Pregnolato (con La Vecia e L’Alviano sempre nel 1982) e Carmelo Zotti (Al tornà de la fedes, ritorno dall’alpeggio, nel 1989).

In questo murale De Vidal ci illustra com’erano lavorati i tronchi che venivano trasportati dai boschi al paese con la slitta, chiamata in dialetto vedovea, come illustrato dal murale dipinto da Luciano Todesco.

Per evitare inutili faticosi trasferimenti, i tronchi venivano scaricati dalla slitta sul posto dove sarebbero stati successivamente lavorati da un artigiano specializzato, lo squarador, che con l’ascia avrebbe ottenuto le travi necessarie alle successive costruzioni.

L’azione viene rappresentata da pochi tratti, privi di dettagli. La sproporzione delle mani, il corpo curvo dell’artigiano ci fanno percepire quanta forza fosse necessaria per lavorare i tronchi ma allo stesso tempo il manico esiguo dell’ascia, sottolinea la necessità di una grande precisione nell’esecuzione del lavoro, per evitare di sprecare prezioso materiale.

Intorno all’artigiano ci sono alcuni bambini, intenti a guardare con attenzione il lavoro e viene proposto un motto: recordonse dei vece, ricordiamoci dei vecchi.