I scarpet

Murale dipinto da Galeazzo Viganò nel 1983, 1986, 1991

Galeazzo Viganò, fu un pittore ed incisore dall’immensa cultura, nato a Padova e scomparso a 84 anni nel settembre del 20 21. Le sue opere sono caratterizzate da una scrupolosa preparazione dello sviluppo delle tematiche e del corredo dei dettagli, dall’utilizzo di colori prodotti da lui stesso con la selezione di terre e pietre, aiutato dall’inseparabile moglie Sandra.

Nella Piazza di Masariè ci viene presentato un trittico, dipinto in tre fasi successive, che ci illustra un significativo esempio dell’artigianato di Cibiana, ossia la produzione di calzature con materiale di recupero, che venivano utilizzate sia in casa che all’aperto, magari inserite negli zoccoli di legno.

Gli scarpetti venivano realizzati con stoffe di recupero di cotone o di lana, in colore nero per gli adulti e nei colori rosso o azzurro per i bambini.
La soletta veniva fatta con 9 strati di stoffa cuciti insieme con filo di cotone.

Elemento di raccordo tra i tre pannelli è il richiamo cromatico con prevalente utilizzo del Bianco, riferimento ai Monti Pallidi, antico nome delle Dolomiti e del Blu, in omaggio al mare, grande passione dell’artista. Per accentuare questa assonanza cromatica il grembiule, solitamente nero, verte sui toni del blu.

Il dipinto centrale ci racconta della signora Elda, che grazie alla propria abilità nel realizzare gli scarpetti riesce a sostenere la famiglia, nonostante sia rimasta vedova. La lumaca posta in primo piano rappresenta il procedere della vita in sicurezza, anche economica, grazie al lavoro.

Il dipinto a sinistra ci narra di come la produzione di queste calzature sia radicata nell’artigianato di Cibiana, al pari della lavorazione del ferro e delle chiavi, in un ambiente aspro e, di conseguenza, con risorse naturali scarse.
Nel fondo viene rappresentata la casa su cui il murale è dipinto e di sfondo le nostre cime.

Il terzo dipinto ci manifesta quanto gli scarpetti fossero apprezzati anche al di fuori del paese, divenendo presto materia di baratto per ottenere altri beni con i paesi vicini.
Ci viene illustrata una gerla già riempita di calzature, pronta per essere portata ad un mercato, lasciando Cibiana (in primo piano la Chiesa di San Lorenzo e la Piazza di Masariè) per raggiungere Valle, dopo aver superato la confluenza tra Rite e Boite ed il lago, sovrastato dalla Chiesa di San Martino.

La necessità di produrre a Cibiana beni essenziali era dettato dalla particolare forma della valle in cui il paese sorge, caratterizzata da forti pendii e scarse aree pianeggianti che rendono difficoltosi i contatti con le valli attigue dopo le abbondanti nevicate di inizio inverno.

Il trittico evidenzia altri due prodotti tipici dell’artigianato cibianese, la già citata gerla ed il tipico grembiule indossato da Elda, che avremo modo di ritrovare in altri murales: “Zocui e Zestoi” dipinto da Adriano Pavan nel 1990 e “Al garmal de medalana” dipinto da Ottorino Stefani nel 1983.

Di calzature si parlerà anche nel murale “Al scarper” realizzato dall’artista finlandese Kiba Lumberg del 2010, dove si ricordano anche i campioni degli sport invernali di Cibiana.