I segantin

Murale di Renato Varese del 1988

Renato Varese nasce a Conegliano nel 1926 ed è pittore, grafico, incisore, ceramista e scultore.

Esponente dell’arte veneta, conosciuto a livello mondiale per oltre 300 esposizioni, viene apprezzato per la nitidezza del segno, la capacità di inquadrare e armonizzare gli spazi.
Le sue opere trattano tematiche sociali, religiose, politiche filtrate con ironia e proposte con quello spirito provocatorio che costringe l’osservatore alla riflessione. Esse, sottolineando le negatività della società, si propongono come incentivo per una crescita culturale che ci faccia divenire migliori.

Il critico Paolo Rizzi affermava che nelle sue opere c’è un continuo contrasto dialettico tra realtà e idea, tra la miseria della vita e l’aspirazione dell’anima.

L’opera presentata a Cibiana è dedicata alla falciatura del fieno, attività che viene effettuata d’estate per raccogliere ed essiccare il foraggio che consentirà di sfamare gli animali durante l’inverno.

In primo piano vediamo i due falciatori, con i corpi ben delineati dalle muscolature che prospettano l’attitudine a lavori fisicamente impegnativi.

L’attenzione alle forme anatomiche la ritroviamo ricorrentemente nelle opere di Varese ed è funzionale ad inquadrare, con pochi tratti, le caratteristiche dei personaggi rappresentati.

Attraverso figure allegoriche, Varese ci racconta che l’attività dei contadini viene svolta secondo una tradizione che si ripete da tempi immemorabili, che non conosce pause stagionali e che li vede impegnati sia di giorno che di notte.

Questa è la seconda opera su ceramica che il museo a cielo aperto di Cibiana ci presenta.

Nel 1985 Ernesto Treccani aveva eseguito L’oselador, che troviamo nella contrada di Masariè.