Signore delle cime

Murale dipinto da Gleb Vjatkin nel 1990

Il murale che abbiamo davanti trova spunto dalla vicenda personale di Franco per intonare una preghiera per le persone che hanno amato la montagna e che hanno perso la vita per viverla in maniera completa.

Franco era un ragazzo in gamba, con la passione per la montagna, taciturno ma profondo, cordiale ma riservato.

Stava facendo il servizio militare ad Aosta, tornato a Cibiana in licenza, aveva deciso di andare con un amico a scalare la Piccolissima di Lavaredo. Arrivati in cima, siccome si era fatto tardi, scelsero di scendere rapidamente con la corda, nonostante questa fosse troppo corta di un paio di metri per garantire una discesa in sicurezza. Chissà quante volte l’aveva fatto, ma quella era la sua ora e, come dicono gli Alpini, Franco è andato avanti.

Per dipingere questo murale fu chiamato il pittore russo Gleb Vjatkin che viveva a Volgograd. Il muro di Berlino era stato abbattuto l’anno precedente e l’artista non dava per scontati i valori della libertà e la possibilità di un uomo di misurarsi con rischi e difficoltà per scegliere un proprio percorso di vita, come aveva fatto Franco, che aveva scelto liberamente di affrontare la montagna, conscio che avrebbe potuto subirne le conseguenze.

Nel realizzare l’opera l’artista ha un’intuizione straordinaria ed il dramma personale di Franco si fonde con il canto scritto da Beppi De Marzi in cui si chiede al Signore delle Cime di essere misericordioso verso un amico caduto e di permettergli di percorrere facilmente le montagne del cielo, avvolto da un morbido mantello di neve steso dalla Madonna.

Gli angeli cantano mentre portano Franco in cielo e i colori che dominano il murale sono naturalmente il celeste del cielo e il bianco della neve. I colori della terra ci sono, ma ormai a Franco non interessano più.

Il giorno dell’inaugurazione del dipinto il coro “i Crodaioli” diretto da Beppi De Marzi intonò il canto Signore delle Cime tra la commozione generale delle persone presenti.