Murale dipinto da Sergio De Bon nel 1998

Sergio De Bon è nato a Legnago nel 1926 ed è morto a Pieve di Cadore nel 2013.

Il percorso culturale di Sergio De Bon è influenzato dal padre Alessio, considerato il pioniere dell’archeologia veneta. Sergio sarà pittore, incisore e anche lui archeologo.

A partire dagli anni ’70 diventa uno degli artisti più importanti per il Cadore, non solamente sotto il profilo puramente artistico, ma anche quello culturale, facendo rinascere il movimento “la Tavolozza Cadorina”, fondata alla fine degli anni ’50 da Vico Calabrò, momento di incontro e confronto per gli artisti, con particolare attenzione alla maturazione espressiva di giovani talenti.
A Cibiana, De Bon ci presenta un murale che descrive come il vecchio fabbro insegni al giovane il mestiere, forgiando sull’incudine una chiave, con un succedersi di piani che ci conducono gradatamente all’interno della scena.
In primo piano vediamo il fabbro esperto, ritratto nel momento in cui sta raccogliendo tutta la sua forza per colpire l’incudine. Le braccia sono muscolose, la figura robusta, costruita dagli anni di lavoro. Al contrario il ragazzo è esile, le braccia sottili ed il movimento che sta preparando non sarà certo efficace come quello che sferrerà il maestro.
Veniamo poi invitati a sbirciare all’interno dell’officina, con gli attrezzi riposti con ordine e, di scorcio, il forno alimentato a carbone vegetale, necessario per la fusione del ferro.

Attorno la vita del paese.

De Bon narra l’attività tradizionale, inserendo però elementi di contemporaneità per manifestare che la trasmissione di esperienze tra le generazioni è alla base della crescita della comunità. Sul bancone da lavoro vediamo un trapano a colonna (bianco, così da metterlo in risalto), i vasi da fiori alle finestre sostituiscono le fioriere di legno, la ragazza che si incammina verso la chiesa di San Lorenzo ha la gonna corta e porta la tradizionale cesta come fosse una moderna borsa a tracolla.
Il messaggio è idealizzato perchè l’attività artigianale rappresentata dal dipinto non sarebbe sostenibile ai nostri tempi e l’esperienza del passato deve portare a fare scelte proficue per le generazioni future. Così le 51 fucine artigianali attive ad inizio ‘900 hanno dato vita alla realtà industriale della fabbrica Errebi, che dà continuità ad una produzione avviata 600 anni fa.
Le chiavi realizzate dai fabbri di Cibiana erano di due tipi. Le più semplici erano fatte da un unico pezzo di ferro, lavorato a caldo e battuto sull’incudine. Le chiavi più pregiate erano composte da tre parti, la testa, la canna e la mappa. Le tre parti venivano unite tra loro utilizzando una lega in rame, a più bassa temperatura di fusione, che assicurava robustezza alla chiave.
A Cibiana di Sotto si può visitare il Museo del Ferro e della Chiave che racconta l’evoluzione anche tecnologica della produzione.