Murales di Nader Khaleghpour dipinto nel 1991

Quando arrivi alla contrada di Pianezze, vieni accolto da un murales dedicato all’emigrazione, che
grazie alla sensibilità dell’artista, riassume speranza e disperazione di quell’umanità che lotta per inseguire un sogno.

Protagonista è un giovane ragazzo delle nostre montagne che, pieno di speranze, abbandona il suo paese per cercare fortuna in Argentina. La nuova vita sembra indirizzarsi positivamente, si costruisce una famiglia ma, purtroppo, le avversità si accaniscono contro di lui e, sopraffatto dalle difficoltà, muore.

Il dipinto mostra lo sfortunato emigrante seduto accanto alle valigie. Il volto non trasmette emozioni appare quasi distaccato, dato che il suo destino è ormai compiuto. La vicenda ci viene raccontata dalla Lampada di Aladino, simbolo di tutte le speranze degli emigranti, le cui volute di fumo uniscono idealmente il momento della partenza con la valigia in mano, al momento della morte rappresentata dal cavallo disarcionato e capovolto librato nel cielo blu.

Nader Khaleghpour è un pittore curdo-iraniano, nato nei pressi del Mar Caspio, formato a Teheran e trasferitosi in Italia nel 1973. Anche lui esule ed alla ricerca di ritrovare se stesso in una terra lontana.

Quando Nader dipinge il murales il popolo curdo sta subendo la persecuzione di Saddam Hussein, costringendo la popolazione a fuggire verso altre terre per sopravvivere. L’opera così trascende dalla vicenda personale del giovane per raggiungere l’universalità della condizione dell’emigrante.

Nell’opera di Nader, cultura orientale e occidentale si fondono in un equilibrio di emozioni che l’espressione del volto dell’emigrante ci svela con l’accettazione dell’ineluttabilità del destino, dopo aver sopportato e combattuto per i propri sogni.